Camminando per il centro di Roma con gli occhi ben aperti si scoprono ogni giorno testimonianze del nostro patrimonio artistico-culturale. Come un perenne stato d’epifania che ci accompagna mentre ascoltiamo la città raccontarci di noi, della nostra storia e di come sia mutata nel tempo. Roma è infatti costellata di siti archeologici dal valore inestimabile, alcuni noti, altri probabilmente meno, a cui vale la pena dedicare la nostra attenzione. Visitarli e passeggiare tra le rovine è un’esperienza unica e non stupirà sapere che le bellezze della capitale non si trovano solo al centro storico.

Proviamo ora ad immaginare Roma come un’elegante signora che ha attraversato lo spazio e il tempo adattandosi all’ambiente circostante e cambiando di volta in volta i suoi abiti. Giocando ancora con la fantasia la guardiamo sfilare tra le strade che dal cuore urbano si propagano verso le periferie, spesso difficili da raggiungere quando si rivolge lo sguardo nuovamente verso la realtà. E se avessimo l’opportunità di seguirla ovunque senza preoccupazioni? Un modo semplice c’è e lo propone Popmove. La mobilità condivisa dalla sua Community può facilitare infatti questo incontro imperdibile con la nostra città, agevolandone il percorso. Scaricando gratuitamente l’app da Apple Store e Play store, ci si registra in un istante e si accede ad un parco auto davvero eterogeneo ed amico dell’ambiente. Basterà scegliere il mezzo più adatto al tuo incontro con Roma: una comoda citycar o un’elegante Jaguar? Sarai tu a deciderlo. In più, consultando la scheda veicolo si potranno utilizzare filtri per selezionare quello più vicino a te e dotato di permessi, come quelli per la sosta in parcheggi su strisce blu, che ti permetteranno di vivere la giornata dedicata alle bellezze della tua città in spensieratezza.

Le proposte della Roma archeologica sono tante e con un’auto Popmove anche facili da raggiungere.

Munitevi allora di macchinetta fotografica: si comincia!

Colosseo-Foro Romano-Palatino: il circuito archeologico e le sue gemme nascoste

A partire dall’Anfiteatro Flavio, meglio conosciuto come Colosseo (nome che arriva direttamente dal medioevo: sembra fosse così chiamato perché fu costruito nei pressi della statua del “colosso” di Nerone, scomparsa anche a causa della damnatio memoriae che gettò nell’oblio l’imperatore) è il monumento di Roma più conosciuto al mondo. Iniziato da Vespasiano nel 72 d.C. modificò radicalmente il rapporto tra il popolo ed il potere costituito. Infatti, la gente comune poté accedere gratuitamente e per la prima volta a giochi e divertimento: lotte tra gladiatori, scene di caccia con animali esotici e belve feroci erano gli spettacoli offerti ad un pubblico di spettatori che poteva arrivare a contare fino a 70 mila persone. Visitandolo si potrà scoprire il suo sistema teatrale sotterraneo composto da rampe, trappole e montacarichi che servivano a far comparire animali, gladiatori e macchinari scenografici.

Proseguendo la passeggiata si arriva all’immensa area archeologica del Foro Romano e del Palatino. Il Foro Romano era il centro spettacolare dell’antica Roma, ricco di importanti edifici pubblici e religiosi. Attualmente sono visitabili i resti dell’antica piazza del Foro (Tempio di Antonino e Faustina, Basilica Emilia; Curia, Tempio di Vesta; Ara di Cesare; Arco di Tito e di Settimio Severo) e nei giorni feriali è possibile visitare anche l’interno della Curia.

Secondo l’antica tradizione, il Palatino fu invece sede del primo insediamento della città di Roma, fondata intorno alla metà dell’VIII secolo a.C. per volere di Romolo. Quest’area fu anche luogo di alcuni importanti culti come ad esempio quello della Magna Mater (Cibele) e, fra il II e il I secolo a.C., divenne la residenza dell’aristocrazia romana. Proprio a questo periodo risale la Casa dei Grifi, nota per le sue preziose pitture, e della quale si conservano alcuni ambienti. Fu poi l’Imperatore Augusto a consacrare il Palatino sede ufficiale del potere, inaugurando la costruzione di palazzi imperiali, modificati in seguito da Nerone, Domiziano, Adriano e Settimio Severo. Infine, il Palazzo dei Cesari ospita il Museo Palatino dove, tra i resti degli edifici del colle, sono esposti i corredi delle tombe dell’età del Ferro ed opere d’immenso valore, provenienti dal complesso augusteo e dalle residenze degli imperatori.

Nota importante: acquistando il biglietto Foro-Palatino Super si avrà accesso anche a:

  • Criptoportico neroniano
  • Aula Isiaca/Loggia Mattei
  • Casa di Augusto
  • Casa di Livia
  • Domus Transitoria
  • Tempio di Romolo,
  • Rampa imperiale
  • Santa Maria Antiqua con l’Oratorio dei Quaranta Martiri

Gli antichi fasti della Domus Aurea rivivono grazie alla tecnologia

Andando verso colle Oppio la visita alla Domus Aurea è d’obbligo! Successivamente all’incendio del 64 d.C., l’imperatore Nerone iniziò la costruzione di una nuova residenza, che per la sua magnificenza ed il suo sfarzo passò alla storia con il nome di Domus Aurea, una vera e propria reggia costituita da una serie di padiglioni separati da giardini, boschi e vigne, ed ospitante persino un lago artificiale, situato dove oggi sorge il Colosseo. Il cantiere della Domus Aurea, attualmente visitabile dopo innumerevoli interventi di restauro, prevede un iter che fa uso di tecnologie come il videomapping su grandi superfici, e la realtà virtuale. Il percorso didattico si sviluppa infatti in dodici tappe, divise nella proiezione emozionale riguardante la storia della Domus Aurea e l’istallazione in realtà virtuale all’interno della Sala della volta dorata. Un percorso unico che unisce il vantaggio della tecnologia con il valore del nostro patrimonio culturale.

Le case romane del Celio

Rimanendo sempre nel cuore della capitale troviamo invece il percorso dedicato alle case romane del Celio, domus sottostanti la basilica dei Santi Giovanni e Paolo. Tale complesso rappresenta uno dei luoghi più interessanti della Roma sotterranea, data dalla straordinaria conservazione degli affreschi cha adornano l’ambiente e l’incommensurabile valore artistico del sito stesso. Le domus, conosciute anche come la casa dei martiri Giovanni e Paolo, sono pregevole testimonianza del passaggio e della convivenza tra paganesimo e cristianesimo, racchiudendo al loro interno oltre quattro secoli di storia. In particolare, gli affreschi che si potranno ammirare rappresentano uno degli esempi artistici più affascinanti di età tardo-antica.

Santa Croce in Gerusalemme e l’Anfiteatro Castrense

Raggiungendo piazza Santa Croce in Gerusalemme invece, troviamo uno straordinario complesso  archeologico appena all’interno delle mura Aureliane, dove si possono visitare i resti della residenza imperiale dei Severi, realizzata tra la fine del II e gli inizi del III secolo d.C. Nell’area della villa, circondata da un ampio giardino, sono presenti anche le rovine dell’Anfiteatro Castrense, probabilmente costruito dall’Imperatore Eliogabalo (218 – 222 d.C.) come anfiteatro di corte adiacente alla residenza imperiale. Tale anfiteatro, che poteva ospitare fino 3.500 spettatori, è l’unico conservato a Roma oltre al Colosseo. Nell’area archeologica si può inoltre visitare l’imponente Circo Variano di cui restano alcuni ambienti proprio vicino al Chiostro di Santa Croce in Gerusalemme. Del palazzo imperiale invece, modificato nel IV secolo d.C. per la volontà di Costantino e di sua madre Elena, è visibile parte del muro di fondo e dell’abside, come parte della basilica civile, chiamata “Tempio di Venere e Cupidine”. Inoltre, in alcune, domus probabilmente appartenenti ai dignitari di corte, sono stati trovati meravigliosi mosaici pavimentali in bianco e nero, con i ritratti dei signori proprietari di casa.

L’Egitto a Roma tra il Foro Boario ed il culto del dio Mitra

Continuando il percorso rispettivamente tra Piramide, Piazza Bocca della Verità e Circo Massimo si incontrano:

La Piramide Cestia, costruita tra il 18 e il 12 a.C. come sepolcro di Caio Cestio, pretore e membro del Collegio dei Septemviri Epulones (magistrati che a Roma avevano il compito di organizzare i banchetti sacri), è ispirata ai modelli egiziani, molto in voga a Roma dopo la conquista dell’Egitto in età augustea. Sulla facciata compare un’iscrizione che indica il tempo impiegato per costruirla: 330 giorni. Il nucleo di cementizio è rivestito da grossi blocchi di marmo di Carrara e il monumento misura esattamente 36 m. d’altezza e 29,6 m. di larghezza. Al suo interno sono presenti affreschi di terzo stile (o stile ornamentale) su fondo bianco con figure di offerenti e Vittorie alate visibili sul soffitto.

Il Tempio Rotondo, fina dal Rinascimento noto come Tempio di Vesta, è situato nell’area archeologica del Foro Boario, l’antico mercato delle carni di Roma. Una volta scoperta l’iscrizione della dedica da parte del commerciante di olive Marco Ottavio Erennio, il tempio fu attribuito a Hercules Victor, divinità già presente in quella zona. Il Tempio è l’edificio in marmo più antico di Roma e fu realizzato nel I sec. a. C.

Nel XII secolo venne poi trasformato in una chiesa dedicata a Santo Stefano Rotondo, e nel XVI secolo a Santa Maria del Sole. All’interno della cella sono stati restaurati alcuni splendidi affreschi risalenti alla fine del ‘400.

Il mitreo di Santa Prisca, venuto alla luce grazie ad una campagna di scavi del 1934, si trova sotto la chiesa di Santa Prisca, la quale fu probabilmente costruita dai cristiani con l’intento di eliminare il culto del dio Mitra. Al suo interno si possono ammirare delle splendide pareti affrescate con scene rappresentanti i vari gradi di iniziazione, attraverso cui passavano gli adepti al culto. Ad ognuno dei sette gradi di iniziazione elencati: corax, nymphus, miles, leo, perses, heliodromus, pater, corrisponde un pianeta.

Seguendo le tracce del dio Mitra

E proprio sulla scia del culto del dio Mitra, raggiungendo in auto via delle Quattro Fontane, si potrà visitare lo splendido mitreo di Palazzo Barberini. Scoperto casualmente nel 1936, rappresenta un esempio unico e raro di mitreo dipinto a Roma. La struttura è quella tipica dell’aula dedita al culto del dio persiano: una sala rettangolare con volta a botte e banconi laterali, dove gli iniziati erano soliti consumare il pasto comune. Entrando, salta immediatamente all’occhio la raffigurazione pittorica sulla parete di fondo di una scena di tauroctonia, (l’uccisione del toro), i simboli astrali e dieci piccoli quadri (quasi paragonabili ad una graphic novel) raffiguranti la storia del dio stesso.

Il circuito della via Appia

Il più grande mitreo presente a Roma però è quello delle meravigliose Terme di Caracalla, il quale fu edificato nel III secolo d.C., poco dopo l’inaugurazione delle Terme stesse, da cui si accedeva attraverso un’ampia scala marmorea. Scoperto nel 1912, misura m.23 x 9,70 e poteva contenere un maggior numero di persone contemporaneamente rispetto agli altri mitrei.

Le Thermae Antonianae, meglio conosciute come Terme di Caracalla rappresentano uno dei più grandi e meglio conservati complessi termali dell’antichità, costruite per iniziativa di Caracalla tra il 212 e 216 d. Le terme non erano solo un “tempio” per la cura del corpo, ma anche un luogo dedicato al relax e allo studio. Si accedeva nella struttura centrale attraversando le quattro porte presenti sulla facciata nord-orientale, mentre sull’asse centrale si possono osservare in sequenza il calidarium, il tepidarium, il frigidarium e le natatio. Nonostante parte dei mosaici sia compromessa, le Terme di Caracalla rappresentano uno dei pochi casi in cui è possibile ricostruire il programma decorativo originario grazie a delle fonti che parlano non solo della pavimentazione in marmi colorati orientali, mosaici di pasta vitrea e marmi alle pareti, ma anche di imponenti colonne di marmo, stucchi dipinti e centinaia di statue colossali, un tempo presenti sia nelle nicchie che nei giardini.

Occhio agli updateà Una leggenda metropolitana vuole che seppur l’impianto termale cessò di funzionare nel 537 d.C. alcuni turisti un po’ distratti si presentano ancora oggi all’ingresso con indosso costume ed infradito, pronti per immergersi nell’acqua termale… praeteritum tempus nunquam revertitur! (il tempo passato non ritorna).

Rientranti nel circuito della via Appia ci sono altri due siti facilmente raggiungibili in auto:

La Tomba di Cecilia Metella, monumento simbolo dell’Appia antica, fu costruito durante il principato di Augusto in memoria di Cecilia Metella, figlia di un console. Si tratta di un mausoleo a pianta circolare sovrapposto ad un basamento a pianta quadrata, che ricorda quello di Augusto ma di dimensioni più modeste rispetto ad esso. Nel 1303 fu accorpato al Castrum Caetani, divenendo il torrione principale della sua fortificazione. Il palazzo signorile del castrum, edificato sopra il termine della colata lavica di Capo di Bove (di oltre 300.000 anni fa), ha preservato le caratteristiche di una residenza medioevale, sintomo del potere della famiglia di papa Bonifacio VIII. Ai visitatori è anche possibile accedere all’ipogeo.

La villa che ha ispirato la fantasia degli artisti…

Situata in via Appia Nuova n. 1092, la Villa dei Quintili è in assoluto la più grande e sontuosa residenza del suburbio romano. In origine appartenente ai fratelli Quintili, consoli nel 151 d.C., fu successivamente ampliata quando divenne proprietà imperiale durante il dominio dell’imperatore Commodo. Quest’ultimo infatti decise di adibirla a sua residenza, dato l’amore per la tranquillità della campagna circostante ed i benefici dei bagni termali presenti all’interno dell’area. L’estensione del complesso tra l’Appia Antica e la Via Appia Nuova, si sviluppa attorno ad un’imponente piazza, mentre il suo nucleo è composto dagli ambienti padronali e quelli riservati alla servitù. Si tratta di un edificio a base circolare con una serie di stanze e due aule termali (calidario e frigidario) alte ben quattordici metri. L’intero complesso si affaccia a terrazze sulla campagna romana, ed offre un panorama unico che ha ispirato il processo creativo di celebri artisti.

Continuiamo con la campagna romana

Un altro luogo che ha conservato nel tempo il suggestivo e tradizionale aspetto dell’antica campagna romana è il parco archeologico delle Tombe di Via Latina, situata in via dell’Arco di Travertino 151. Si tratta di uno dei complessi funerari di maggior spicco del suburbio di Roma, che conserva un tratto dell’antica Via Latina, la quale collegava Roma con Capua. Al suo interno si trovano numerosi monumenti funebri e testimonianze storiche che vanno dall’età repubblicana all’alto medioevo, come il cosiddetto Sepolcro dei Corneli o Barberini, così chiamato in memoria della famiglia aristocratica ultima proprietaria dell’area. Sul lato destro vi è invece il Sepolcro dei Valerii, databile tra il 160 e il 170 d.C., che era interamente rivestito di lastre di marmo bianco. Di fronte troviamo invece quello dei Pancrazi, risalente alla fine del I secolo d.C. e così chiamato per il riferimento indicato da due iscrizioni che citano il collegio funeratizio dei “Pancratii”. Nell’area alle spalle del sepolcro sono visibili inoltre i resti di una grande villa costruita alla fine del I secolo d.C. ed abitata sino agli inizi del IV secolo quando Demetriade, discendente della famiglia degli Anicii, decise di realizzare una basilica dedicata a S. Stefano Protomartire, i cui resti sono ancora visibili attorno ad un campo sportivo costruito nel 1964.

Alla scoperta della periferia

La Basilica sotterranea di Porta Maggiore, rinvenuta per puro caso durante lavori di consolidamento dei soprastanti binari ferroviari nel 1917, ha mantenuto inalterato il suo apparato decorativo interamente realizzato in stucco bianco e policromo. Il complesso è suddiviso in tre diversi ambienti: il dromos, l’accesso dall’antica via Prenestina, costituito da lungo corridoio in pendenza che dalla superficie portava sottoterra agli ambienti della Basilica; il vestibolo, accesso diretto alla basilica di 3,60 m x 3,60 m e decorato con stucchi policromi; e la Basilica, articolata in tre navate con un’abside interamente decorata a stucchi bianchi. La decorazione del vestibolo presenta scene tratte dal repertorio greco romano (tra cui le fatiche di Ercole, il rapimento di Ganimede, Hermes e Alcesti, Medusa, Baccanti, etc.), accanto ad oggetti d’uso rituale-religioso (mense, anfore lustrali, etc.). I più recenti restauri hanno mostrato due fasi di vita dell’impianto, una nell’età augustea e l’altra neroniana, che potrebbero ben riferirsi ai due esponenti della famiglia degli Statili Tauri, ai quali si riconosce la proprietà del monumento: T. Statilio Tauro, generale dell’età augustea, e ed il suo omonimo condannato per magia sotto Nerone nel 53 d.C. e per questo morto suicida.

Il richiamo dell’elefante antico e del bue primigenio

Infine, a circa 20 km a nord ovest di Roma si trova la Polledrara di Cecanibbio, uno dei più ricchi depositi paleontologici oggi esistenti, ubicato sulle pendici periferiche dell’apparato vulcanico Sabatino.
Si tratta di un complesso museale di 900 mq che protegge il vasto settore del giacimento. Attraversando una passerella sospesa, si può visitare lo scavo archeologico che comprende sia un tratto dell’antico alveo fluviale sia l’area palustre, in cui si conservano numerosi reperti faunistici.
La scoperta sensazionale di diversi resti fossili, attribuibili per la maggior parte all’Elefante antico ed al Bue primigenio, ha suggerito l’ipotesi di una consistente presenza umana ed animale nell’ambiente palustre. In particolare, è stato rinvenuto lo scheletro di un elefante rimasto intrappolato nel fango, tra le cui vertebre si è conservato il cranio di un lupo, e gli oltre 500 manufatti litici costituiti da piccoli ciottoli di selce e di calcare siliceo non appartenenti all’ambiente fluvio-palustre del giacimento e quindi sicuramente trasportati per mano dell’uomo.